Suo figlio 16enne ha causato un piccolo incidente stradale con la bici elettrica acquistata in internet, fortunatamente senza conseguenze fisiche ma solo qualche graffio sull’autovettura, ma i vigili urbani intervenuti sul posto hanno scoperto che la bici era «truccata».

In Italia infatti le biciclette elettriche a pedalata assistita hanno un limitatore di velocità a 25 chilometri orari. Senza il limitatore (che molti si fanno togliere da meccanici compiacenti), la bicicletta va forte come una bicicletta normale (le bici da corsa possono raggiungere facilmente i 40 km/h). Ma per la legge italiana diventa un’altra cosa. Per la legge, in sostanza, quel tipo di veicolo con quelle caratteristiche è un vero e proprio ciclomotore. E come tale deve essere immatricolato, oltre a una serie di altri adempimenti.

Oltre al verbale per l’errata manovra, la donna (quale esercente la potestà genitoriale sul figlio) dovrà quindi rispondere per la mancanza della copertura assicurativa obbligatoria, della targa, della patente e del mancato uso del casco, oltre ai danni procurati all’autovettura.

La Polizia Municipale di Bolzano sottolinea come questo episodio evidenzi un fenomeno commerciale in continua espansione che rischia di mettere in seri guai diversi cittadini che utilizzano, anche in buona fede, veicoli non propriamente a norma di legge. il by-pass per il limitatore, infatti, si trova in vendita anche in internet per circa 100 euro.

Resta il vulnus di una situazione tutta particolare: un italiano può acquistare una bicicletta elettrica in altri Paesi europei (dall’Olanda alla Germania), senza limitatore, ma se la usa in Italia è costretto a immatricolarla. Con buona pace della «svolta salutare» e la mobilità alternativa.

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